Uniti nella diversità uniti per la nostra libertà

maggio 10, 2013 La scelta per il Futuro  4 comments

 

Uniti nella diversità Uniti per la nostra libertà

E’ nel valore dell’insieme che gli Europei sono riusciti ad operare a favore della pace e della prosperità, è nel valore dell’insieme che molti intravedono una via maestra per la liberazione dell’uomo dall’evento luttuoso della crisi.

E, del valore dell’ “insieme” molti filosofi e sociologi han già discusso: attribuendo all’essere “Insieme” strategia vincente rivolta a favorire la felicità, il bene-stare del singolo nel gruppo – impresa.
E’ nella bellezza della condivisione che si crea; è nella volontà cooperativa che si persegue la finalizzazione di un obiettivo.
Per citare uno dei più importanti esponenti della filosofia della condivisione riportiamo quanto da Andrea Braggio affermato: “la capacità dell’uomo di svelare il proprio potenziale creativo e giungere alla felicità è nella forma di cooperazione. Unito assieme agli altri uomini può ricostruire ogni settore delle attività umane”
Poggiare quindi su forme di coesione, unità, condivisione renderà riscatto sociale e risposta adeguata ai bisogni reali della gente.
Ma analizziamo due aspetti importanti del Come Nasce e del Come si Crea un Gruppo Lavoro
Come Nasce un Gruppo Lavoro ?
Un gruppo di lavoro non nasce spontaneamente ma dalla volontà trainante di aggregarsi al fine del raggiungimento di un obiettivo comune. Imprescindibile la valutazione previa delle caratteristiche personali professionali formative di ogni singolo componente del gruppo-lavoro, concorrente al raggiungimento del focus. Caratteristiche che si traducono nell’assunzione di ruoli identificativi e fondanti le condizioni di successo e sostenibilità di una business – idea.
Quindi rimenzionando una delle citazioni di questo Blog:
PER CREARE BISOGNA CRESCERE
PER CRESCERE BISOGNA INNOVARSI
PER INNOVARSI BISOGNA FORMARSI
L’idea può essere una idea vincente ma, senza una buona competenza, garanzia di riuscita non vi è!
Come si crea un gruppo- lavoro?
Tra gli studiosi interessati al tema, Tuckman ci propone dinamica costruttiva che si compone di cinque fasi:
• Forming (formazione): è lo sviluppo tra i membri di un senso di appartenenza mediante fiducia, conoscenza e condivisione dei valori e della mission aziendale, attraverso esperienze comuni e la creazione di un’immagine di squadra (foto, gadget, ecc) condotto dal leader. Importante è la selezione dei collaboratori, che avviene attraverso criteri tecnici (scegliendo persone con competenze), criteri funzionali (competenze trasversali come la capacità di prendere decisioni, di definire obiettivi e di problem solving), criteri relazionali (capacità di lavorare in gruppo e di comunicare al gruppo). Da questa scelta vengono definiti i ruoli, gli obiettivi, le regole e i compiti.
• Storming (scambio-contagio): fase in cui si possono creare contrasti e conflitti in quanto ogni soggetto può imporre la propria individualità. Compito del leader è proprio quello di assestare la crisi mettendo in evidenza gli obiettivi comuni da raggiungere. Il gruppo può risolvere la situazione conflittuale in due modi cioè cercando di ritrovare l’equilibrio perduto oppure adottando nuove strategie di lavoro. Ogni situazione di conflitto può portare disagio e sfiducia, ma con un buon lavoro del leader può diventare occasione di apprendimento e di rafforzamento dei rapporti.
• Norming (normalizzazione): se si superano in modo efficace e positivo i conflitti, si crea un senso di unità e i singoli tornano a sentirsi parte di un team. A questo punto si inizia a stabilire le regole, a identificare i ruoli, studiare e pianificare metodi e strumenti, creare e portare a conoscenza valori e obiettivi aziendali.
• Performing (efficienza): fase pratica di lavoro per raggiungere gli obiettivi prefissati. Il leader, ora, cambia il suo ruolo nel gruppo e fa sì che esso lavori autonomamente sperimentando così l’auto-efficacia. Un alto livello di auto-efficacia suscita coraggio e fiducia nell’azienda e permette di considerare i fallimenti come un momento di crescita. Al contrario, un basso livello di auto-efficacia porta la squadra ad arrendersi di fronte alle sfide.
• Adjourning (aggiornamento): momento finale in cui le mansioni sono completate e quindi questo determina la fine e lo scioglimento del gruppo, creando incertezza ed insicurezza sul futuro ai singoli individui tanto da portare un basso livello di motivazione. È occasione per elaborare e lavorare su nuovi progetti e obiettivi e dare inizio ad una nuova fase di forming.

Formarsi Assieme per Creare è strategia prima da cui dipende il futuro dell’Italia!

 

4 comments to Uniti nella diversità uniti per la nostra libertà

  • Oreste  Dice:

    Si è vero che uniti si può raggiungere uno scopo comune però è pur vero che oggi le nuove generazioni hanno paura di unirsi e creare perchè non riescono a vedere oltre e intraprendere un nuovo cammino. Sono in pochi e bisogna spingere queste nuove generazioni a formarsi e ad unirsi per un bene comune.Mi è piaciuto davvero questo articolo.Brava!

  • Vito  Dice:

    Oggi i bisogni dell’uomo sembrano davvero passare in secondo piano rispetto all’ossessione per i profitti, rispetto all’idea di una crescita economica da rincorrere a tutti i costi o al fatto di saldare un debito contratto non si sa bene con chi. Il disagio che viviamo abbraccia oramai persone di ogni età e condizione e interessa il vivere quotidiano nelle sue esigenze più concrete, per cui tanti si trovano costretti a chiedere assistenza alle parrocchie e ai servizi sociali. Non ci stupiamo se una palese tristezza oscura l’animo dei più giovani, che oggi non riescono proprio a immaginare un futuro roseo, una possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro e di farsi una famiglia. Oreste ha ragione, i giovani avvertono di non avere un futuro davanti a loro. È inutile parlare di “professionalità” e “competenza” se oggi non hai modo di fartele, se il mondo del lavoro ha raggiunto un punto di saturazione tale per cui un giovane è tagliato fuori. Abbiamo edificato una società ricca di beni materiali, ma nella quale si è innestata una crisi rovinosa, dovuta alla mancanza di un’etica della condivisione e del bene comune. Lo studioso citato in questo articolo è un interprete del pensiero di Raj Patel e, in linea con la prospettiva di quest’ultimo, sta facendo emergere una sensibilità nuova che merita attenzione, dal momento che quella cui stiamo assistendo è una perdita di percezione del valore dell’essere umano. In mezzo a tanta superficialità e indifferenza, è però questa la sfida che dobbiamo raccogliere, lottando contro una mentalità diffusa che di fronte ai problemi della società in cui viviamo, preferisce ritirarsi in una sorta di “mondo privato” chiuso e disinteressato agli altri. La filosofia della condivisione sottolinea invece la necessità di essere nuovamente accesi da passioni grandi e aperte nel servire l’uomo, allargando il cuore e la mente all’alterità, senza aver paura di mettere in discussione un mercato del lavoro sempre più inadeguato. Se proviamo per un attimo a guardarci attorno mettendo da parte ogni condizionamento e preconcetto che l’attuale sistema economico ha finora imposto alle nostre vite, potremmo facilmente accorgerci che ci sono solo lavori da svolgere e che ogni persona è potenzialmente occupabile. Ci sarebbe posto per tutti qualora si decidesse di lavorare assieme per il bene comune, dando vita a una fitta rete di rapporti dove si condivide di più e ci si fa carico l’uno dell’altro. Ogni essere umano potrebbe dare il suo personale contributo per migliorare la vita degli altri, a partire dal soddisfacimento dei loro bisogni primari. La crescente disoccupazione non è altro che l’esito di un sistema economico (e di idee) che abbiamo tutti quanti accettato e subito passivamente, una grande macchina che appare immodificabile e non osiamo nemmeno mettere in discussione nonostante la deriva verso cui ci sta portando.

    • innovaforma  Dice:

      È solo attraverso l’acquisizione di competenza e professionalità che promuoviamo cittadinanza attiva, le stesse bisogna considerarle volano per una crescita in termini di sviluppo. E’ proprio attraverso l’innalzamento di quanto che i giovani e gli adulti renderanno il potenziamento del sistema produttivo. Quale sarebbe la risposta da dare, diversamente? L’inattivismo, la demotivazione a continuare a crescere acquisendo maggior competenza e professionalità?
      La crisi la viviamo, la sentiamo, ma se ci poniamo con spirito combattivo ed iniziamo a i concepire una qualsivoglia forma di impresa come teatro di professionisti compartecipanti alla creazione di una miglior arte scenica … potremmo avere risultante diversa rispetto ad uno scenario che ci identifica come neet.
      E su quanto, dal Tuo scrivere ben mi accordi!
      Aggregandoci, uniamo le forze e concorriamo allo sviluppo personale professionale.
      Altresì, la mera partecipazione a corsi di qualificazione fornisce capitale umano competente rispetto alle nuove esigenze del mercato del lavoro vigente e, rappresenta possibilità maggiore di inclusione e coinvolgimento, offrendo opportunità di trovare un impiego. Essere spettatori di percorsi che rendono quale epilogo migliore la continuità lavorativa dei corsisti rende la motivazione nella prosecuzione in tal senso!
      Qualificarsi ai fini del raggiungimento di competenza e professionalità!

  • Fabio  Dice:

    Acquisire competenza e professionalità è fondamentale e per certi versi scontato, se guardiamo alla situazione problematica vissuta da tante organizzazioni impegnate nel governo di processi di cambiamento strategico e operativo, sia per adattarsi alle evoluzioni del contesto sia per “crearlo”. Quale malato si affiderebbe volentieri alle cure di un medico incompetente e poco professionale? Quale studente dotato di un minimo di intelligenza e sensibilità si lascerebbe guidare serenamente da un docente impreparato e poco attento nello stabilire relazioni positive? Competenza e professionalità sono dunque essenziali e questo vale anche per le aziende, che oggi faticano a far emergere idee e corsi d’azione nuovi.
    In Canadian Organizational Behavior (Mc-Graw-Hill Ryerson, Toronto, 2001), McShane enfatizza gli aspetti legati alla competenza esperta e definisce gli agenti di cambiamento come persone che possiedono le giuste conoscenze, le abilità e il potere di guidare e facilitare il cambiamento. Gli agenti di cambiamento si interessano dell’efficacia organizzativa, quindi dello sviluppo e del progresso tecnologico, strutturale e di compito e sono attenti in modo particolare ai rapporti interpersonali e di gruppo. L’attenzione è posta sulle interazioni umane, sugli atteggiamenti, sulle percezioni e sui valori delle persone. Gli agenti di cambiamento possono poi assumere ruoli diversi, che vanno dal ricercatore al formatore, includendo anche i ruoli di consulente, consigliere e insegnante. Oggi, però, queste figure professionali fondamentali hanno perso credibilità perché mancano di una visione chiara di ciò che sta succedendo. Non hanno una chiara visione del futuro, né idee innovative su come governare il cambiamento. Non hanno colto il fatto che per le organizzazioni, governare il cambiamento significa sposare (a più livelli) un’etica della condivisione che oggi manca.

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